 |
 |
Il Prof. Dottor Raffaele Chiàntera, Preside del
Liceo-Ginnasio di Conversano, ha dedicato alla nostra Cittadina l’allegato
componimento poetico, natogli dall’amore spontaneo che ha sentito per la nostra
terra durante un suo brevissimo soggiorno in Tito.
E’ mio desiderio farne partecipi tutti i
Cittadini affinché, come me, sentano la fierezza di appartenere a questa terra
che custodisce ancora, gelosamente, tutti i tesori dei valori morali:
« Ove si crede ancor nel puro amore…..
…ed è comune il personal dolore…..».
Il Consiglio Comunale nella riunione del
17.10.1951, con viva riconoscenza ha conferito la cittadinanza onoraria al
Chiarissimo poeta Chiàntera, degno di essere annoverato fra i migliori figli del
nostro Paese.
Tito, 20 dicembre 1951
IL SINDACO
Avv. Gaetano Laurenzana
Raffaele Chiàntera, N. a Conversano, m. in Bari
nel 1962.
Autore di numerose pubblicazioni di valore
dottrinario internazionale, fra cui:
Poesie - Ed. Le Monnier, Firenze
Il Principe del Machiavelli - Ed. Le Mannier,
Firenze 1940;
Sturn und Drang - Ed. Le Mannier, Firenze 1941;
Thalassa - Ed. Le Monnier, Firenze 1942;
Appunti profilo saggi di storia letteraria -
Firenze 1951;
Guido delle Colonne - Arbia, Napoli 1956.
TITO
Piccolo borgo sul coston del monte
e all’ubertosa valle digrante,
che il fiumicello, gli orti e il vecchio
ponte
leggiadro fanno in questa verdeggiante
conca, che mostra, fra gli anfratti foschi
delle giogaie e i variopinti clivi,
le impervie strade dei lontani boschi,
ove il cinghiale e il lupo fur captivi.
Silenzio e pace, che la sacra squilla
rompe talora, od un lontano raglio
od un nitrito o la vecchietta arzilla
o il risuonar del faticoso maglio.
Si spazia il cor, con l’occhio, e i circostanti
monti ripeton le perenne voci
del vento, dei colori e dei rimpianti
muti di tutte le pietose croci;
le voci delle vecchie salmodie
dei pellegrini giunti per la sagra,
l’eco raccolta per le urbane vie,
della speranza sulla faccia magra;
ed il passato ed ogni onor degli avi
tra l’aspro monte e l’agghiaciato inverno
ed il presente negli sguardi gravi,
che sono specchio al senso dell’eterno;
la voce delle case fra i giardini
- tetti pioventi in tegole connesse,
fili di fumo uscenti dai camini
sereni, se abbondante fu la messe-
ove si crede ancor nel puro amore,
e il padre guida al bene la famiglia,
ed è il comune il personal dolore
né mamma v’è che tema per la figlia.
T’amo per questo, o borgo mio sereno.
Tito (Potenza), 5 settembre 1951.
Raffaele Chiantera
- Pag. 1 -
Pag. 2
|
 |