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Carlo Conte, nel suo trattato « La civiltà di Napoli»
(vol. 30, pag. 402 - Giannini - Napoli 1897) così scrive di Giuseppe Messina
che egli colloca nella schiera dei cittadini illustri, quali il Filangieri,
Mario Pagano, Pasquale Cirillo, Vincenzo Gravina e tanti altri, nati o vissuti
in Napoli e che a questa città diedero lustro e fama. « Giuseppe Messina —
scrive il Conte — ebbe i natali nel comune di Tito (Basilicata) ed appena
adolescente si conferì nella nostra città, ove, perfezionati gli studi
.preparatori, passò a quelli di giurisprudenza nel più lato senso a scuola del
Nicolini; e vi progredì in modo che, preferita la carriera giuaiziaria, giunse
ai più alti gradi della relativa gerarchia. Dal 1854 esplicò le funzioni di
giudice regio nel circondario di Carovigno e poi a Potenza, Salerno, Catania che
lo vide Presidente del Tribunale di commercio, Palermo, Catanzaro e Napoli come
consigliere della Corte di Appello. Insegnò diritto romano e le cinque parti
del codice in vigore. Le sentenze da lui redatte erano pubblicate su « La
Gazzetta dei tribunali »per la loro eccellenza giuridica, perché senza essere
verbose, ma con stile chiaro ed italianamente puro, mantenevano in commendevole
efficacia la legge del 1774. Come scrittore poi, oltre la vita e le opere di
Giuseppe Aurelio de Gennaro, con cenni storici del foro napolitano, pubblicò il
« Trattato delle prove giudiziarie in materia civile e commerciale » da cui
con vasta dottrina e erudizione si apprendono le savie norme che occorrono per
vagliare l’importanza delle prove giudiziali in materia civile e commerciale.
Un’altra opera restò incompiuta, quella dal titolo « Elementi di diritto
civile secondo il codice italiano ». I resti mortali di questo esimio
giureconsulto e magistrato, per amorevole cura del primo figlio Nicolò — che
già come magistrato fa onore alla memoria paterna — riposano nella cripta
della cappella della Congrega dei nobili della Vita in S. Giuseppe a S. Potito
».
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