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Il 18 agosto del 1860 aveva inizio in Potenza l’insurrezione lucana per
costringere le residuali truppe borboniche di stanza a Potenza e trincerate a
Montereale, ad affrettare il già iniziato, ma non completato, ripiegamento di
forze verso Auletta e quindi verso Napoli. Per attuare con successo
l’insurrezione, fissata in anticipo da Giacinto Albini e da Nicola Mignogna per
il 18 agosto, da ogni centro della Provincia mossero verso Potenza numerose,
benché non molto armate, schiere di volontari per dar man forte ai patriotti
potentini nella lotta per la liberazione. Anche da Tito un drappello di una
trentina di volontari, comandati da Ulisse Caldani, si mosse, a notte inoltrata,
alla volta di Potenza che doveva essere raggiunta in sul far dell’alba del
giorno successivo all’inizio insurrezionale, dopo una marcia di 15 chilometri.
Giunti in località « Neviera », sempre alla testa dei suoi uomini, al Caldani
sembrò di udire un preoccupante rumore che a mano a mano si faceva più distinto
e che egli intui essere prodotto dai soldati borbonici in ritirata, coi quali
però il suo scarso drappello di volontari non poteva certo misurarsi. Era
infatti il reggimento del capitano Castagna che, dopo i conibattimenti durati
l’intero giorno a Potenza, cercava di ritirarsi per vie traverse alla volta di
Auletta. Il Caldani doveva decidersi: o la fuga, da scartare, o il combattimento
impari, da evitare, o il tranello, da tentare. Il Caldani decise per il
tranello. Ai lati della strada campestre si stendevano campi di già alto
granoturco, in cui dette ordine di occultarsi, con l’accortezza che agitassero a
bracciate le piante di granoturco. L’astuto titese, fattosi incontro al
comandante dei soldati borbonici in fuga, indicò le pannocchie che numerose si
muovevano e che furono invece confuse per tanti soldati in agguato, offrendo
all’impaurito capitano borbonico il passaggio senza combattimento previa
consegna delle armi. E così avvenne. I borbonici continuarono la loro ritirata
e, lietissimi per la beffa riuscita, i volontari titesi proseguirono verso
Potenza, ove si ricongiunsero ai confratelli rivoluzionari lucani.
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