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I numerosi patriotti titesi, guidati da Scipione Cafarelli e
stimolati dall’esempio di Francesca che, insieme a tante altre donne,
soccorreva i feriti ed approntava le armi da fuoco, non si sgomentarono e
difesero gagliardamente la Repubblica, ricacciando le orde brigantesche in due
sanguinosi assalti. Ma il 3 maggio 1799, su indicazione di alcuni titesi del
partito borbonico che fornirono allo Sciarpa l’informazione dell’esistenza
di un passaggio non custodito che dalla montagna giungeva in Tito, le orde
brigantesche penetrarono nel paese, iniziando subito le operazioni di
rappresaglia, di saccheggio e di rapina. Sulla famiglia Cafarelli conversero,
naturalmente, le vendette di Sciarpa, offeso ed umiliato dalla resistenza che il
popoìo aveva opposto. Ma solo Francesca ed i figli più piccoli erano rimasti
in casa, gli altri componenti la famiglia essendosi posti momentaneamente in
salvo. Ecco il diario delle sevizie alle quali fu sottoposta la eroica Francesca
Cafarelli: 3 maggio: Viene imprigionata e seviziata. 4-5-6 maggio: E’
sottoposta a sevizie nel carcere locale. Le viene comunicato che il figlio
primogenito Giuseppe, tradito dal contadino presso la cui casa ai « Campi» si
era nascosto, è stato ucciso. Il suo capo, infilzato su una pertica vien fatto
vedere alla madre sventurata. Dal 7 al 26 maggio: Viene seviziata ed invitata a
gridare «Viva i Borboni » dinanzi al popolo, con l’assicurazione di aver
salva la vita e di ricongiungersi alla famiglia superstite. Francesca non cede e
grida: « Viva la Repubblica, Viva la libertà ». 27 maggio: Festa a Tito dei
tre Martiri, Primo, Sonzio e Valentino. Sciarpa è deciso: o Francesca cede
oppure pagherà con la fucilazione il suo testardo attaccamento alla sua fede
repubblicana. Condotta in piazza le si ordina per l’ultima volta di gridare:
«Viva i Borboni ». Francesca, invece con l’eroismo che solo troviamo nelle
donne spartane e romane, grida con voce ferma e scandita: « Viva la Repubblica,
Viva la libertà ». E cade riversa nel suo sangue. Bilancio della famiglia
Cafarelli: Francesca, fucilata dallo Sciarpa. Giuseppe, figlio primogenito,
ucciso dai briganti. Scipione, arrestato r~ell’ottobre e morto in carcere a
Matera. Don Pasquale, fucilato dopo alcuni mesi di detenzione, a Potenza. G.
Battista, Benedetto ed Antonio, figli, rinchiusi permanentemente a Polla in un
orfanatrofio. Isabella ed Emanuela, figlie, rinchiuse in un monastero di S. Fele.
Angelo, Pietro, Eleonora e Don Gerardo si allontanarono da Tito definitivamente
e quel ramo della famiglia Cafarelli si estinse. Nessun commento riteniamo
aggiungere per mettere in evidenza il fulgido eroismo di Francesca Cafarelli,
alla quale, oltre che una strada del paese, è anche intitolato l’edificio
scolastico.
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