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Nei primi giorni di quello stesso anno il Cardinale Ruffo sbarca sulle coste
calabre e dà, inizio alla sua fortunata spedizione che lo porta a Napoli, ove
entra il 14 giugno. Il giorno prima era caduta la Repubblica Partenopei La
strada scelta dal Cardinale Ruffo fu quella che dalle coste del Jonio si
indirizza verso Matera e prosegue per Melfi e Benevento, fino a raggiungere
Napoli. Era quello, infatti, l’itinerario strategicamente rispondente ai fini
che egli si proponeva di attuare, cioè di originare un movimento reazionario
popolare per restaurare il vecchio regime borbonico, valendosi di schiere di
facinorosi e sopratutto di briganti che il Ruffo sguinzagliava, con la promessa
di laute ricompense, tutto intorno secondo un astuto e ben congegnato piano
militare. Uno dei capi briganti più tristemente noti e più apprezzati dal
Cardinale Ruffo, per la sua ferocia e per i suoi numerosi crimini, era Gerardo
Curcio, nativo di Polla, chiamato Sciarpa (perché indossava sempre una sciarpa
da generale), che era a capo di bene armata orda brigantesca, la quale aveva già
terrorizzato e saccheggiato molti paesi del Melfese e della Provincia Citeriore.
Negli ultimi giorni di aprile Sciarpa attaccò il vicino paese di Picerno, ove
ugualmente era stato innalzato l’albero della libertà, ma che riuscì con gravi
perdite, specie tra le donne che numerose parteciparono ai combattimenti, a
respingere ben sei reinterati attacchi dei briganti, i quali, allora, si
diressero a Tito, già organizzato per la difesa ad oltranza. Picerno fu poi
occupata il 10 maggio dai briganti. Sciarpa reputava facile, per la posizione
valliva del paese, questa nuova impresa che doveva vendicare il temporaneo
fallimento dell’impresa precedente di Picerno e infondere nuova fiducia alla sua
sgherraglia.

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