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Francesca Cafarelli nata De Carolis - Pagina 2

Nei primi giorni di quello stesso anno il Cardinale Ruffo sbarca sulle coste calabre e dà, inizio alla sua fortunata spedizione che lo porta a Napoli, ove entra il 14 giugno. Il giorno prima era caduta la Repubblica Partenopei La strada scelta dal Cardinale Ruffo fu quella che dalle coste del Jonio si indirizza verso Matera e prosegue per Melfi e Benevento, fino a raggiungere Napoli. Era quello, infatti, l’itinerario strategicamente rispondente ai fini che egli si proponeva di attuare, cioè di originare un movimento reazionario popolare per restaurare il vecchio regime borbonico, valendosi di schiere di facinorosi e sopratutto di briganti che il Ruffo sguinzagliava, con la promessa di laute ricompense, tutto intorno secondo un astuto e ben congegnato piano militare. Uno dei capi briganti più tristemente noti e più apprezzati dal Cardinale Ruffo, per la sua ferocia e per i suoi numerosi crimini, era Gerardo Curcio, nativo di Polla, chiamato Sciarpa (perché indossava sempre una sciarpa da generale), che era a capo di bene armata orda brigantesca, la quale aveva già terrorizzato e saccheggiato molti paesi del Melfese e della Provincia Citeriore. Negli ultimi giorni di aprile Sciarpa attaccò il vicino paese di Picerno, ove ugualmente era stato innalzato l’albero della libertà, ma che riuscì con gravi perdite, specie tra le donne che numerose parteciparono ai combattimenti, a respingere ben sei reinterati attacchi dei briganti, i quali, allora, si diressero a Tito, già organizzato per la difesa ad oltranza. Picerno fu poi occupata il 10 maggio dai briganti. Sciarpa reputava facile, per la posizione valliva del paese, questa nuova impresa che doveva vendicare il temporaneo fallimento dell’impresa precedente di Picerno e infondere nuova fiducia alla sua sgherraglia.

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