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Il Barone Antonini nella sua opera « La Lucania » (pag.
122, parte I - Napoli 1795) attesta che anche Satriano prese parte alle guerre
tra i Lucani e i Romani e che la città si ingrandì notevolmente al tempo della
invasione gotica, durante la quale sorse il luogo fortificato, come del resto
avverme ad Acerenza, Pietrapertosa, Abriola, Stigliano. Della originale
fortificazione sorta a Satriano avanza oggi una torre con mura spesse circa due
metri, cinta di fossato e di antemurale. La torre ha forma quadrata, larga circa
dieci metri ed alta venti; è sita proprio nel mezzo del monte che, elevandosi a
guisa di piramide, presenta la cima sormontata della torre che è visibile da
molto lontano. Le feritoie, quasi certamente, furono aperte successivamente alla
costruzione e quindi dopo il mille. La torre doveva essere necessariamente
circoscritta da un fossato, come del resto appare evidente esaminando il lato
dell’ingresso, dove era la saracinesca a cui si accedeva mediante il ponte
levatoio. Infatti ancor oggi è visibile la sinuosità del terreno dalla parte
di ponente. Dagli altri lati doveva essere sostenuto da mura, perchè il terreno
e assai scosceso. Jl castello fu poi abitato dal Conte Goffredo Signore di
Satriano nel 1083 e dalla consorte Sikelgaita. Sulla cima del monte, poco
discosto dalla torre si osservano gli avanzi della Chiesa del Protomartire S.
Stefano: è ritto, sebbene appena visibile, ancora il muro di facciata, i ruderi
di un altare, l’ingresso al campanile. Si nota poi una cisterna, profonda
pochi metri perché ingombra di macerie, rivestita da un intonaco in discreto
stato di conservazione e pare uno smalto un po’ somigliante allo stucco che si
rinviene a Pompei. L’analista salernitano De Meo (Annali Critico-Diplomatici
del Regno di Napoli, F. IV; Ann. 876; pag. 335, f. 40 - Napoli 1804) assicura
che nell’878 Satriano aveva il suo Vescovo e si può argomentare che la
istituzione del Vescovado in tale città deve risalire ad un tempo anteriore. La
Diocesi di Satriano era formata da quattro paesi: Caggiano, S. Angelo le fratte,
Salvia, Pietrafesa, come era chiamata la città di cui ci interessiamo, in
quanto la storia di Tito si interseca, per così dire con quella di Pietrafesa.
Dopo la distruzione della città di Satriano, i Vescovi furono costretti ad
abbandonare la sede e si trasferirono a Campagna, riunendo i due vescovati.
Durante il Vescovato di Frate Andrea da Venezia avvenne la distruzione della
città. La serie dei Vescovi di Satriano ha ufficialmente inizio con Pietro
(1179) e termina con Frate Cherubino da Gaeta (1521), con venti Vescovi in
tutto.

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