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Del periodo che intercorre dalla conquista di Roma della intera regione
lucana all’invasione dei Goti non abbiamo molto da dire, ad eccezione di un
casuale reperimento avvenuto nel 1962 nella zona Piano del Mattino, o, come
prima si chiamava, Piano di Buondì. Un pastore nell’inseguire degli animali
sbandati che si erano rifugiati in uno scosceso anfratto, intravide in un cavo
naturale una scatola che conteneva alcune decine di monete d’argento romane del
1-111 sec. d.C., che egli confuse dapprima con medaglie di nessun valore e che
comunque furono quasi tutte recuperate dalle autorità. Il ritrovamento accerta
comunque che tutta la zona del Tito continuò ad essere regolarmente abitata per
tutto il periodo suddetto. Durante l’invasione dei Goti nell’Italia meridionale
che durò dal 429 al 566 d.C., molti abitanti di Tito si rifugiarono nella vicina
città di Satriano, in quanto essendo la località fortificata, come dimostrano
gli avanzi della torre quadrata che si direbbe etrusca ma che dalle feritoie e
dalla costruzione si rileva che è opera medievale, offriva loro sicuro asilo e
protezione. Era, infatti, quella di Satriano, una fiorente città, fondata da
gente di stirpe volsca (mentre Tito fu originata da stirpe osco-sabellica) che
dopo la duplice distruzione ad opera dei Romani (374 e 342 a.C.) della città di
Satriaco, di cui parla Tito Livio (L. VI, c. 33), immigrò nella Lucania non
soggetta ancora al dominio romano. La città di Satriano si ingrandì
notevolmente, come abbiamo detto, al tempo dell’invasione gotica e costituì il
rifugio delle popolazioni limitrofe, tra cui quella di Tito, le quali
continuarono a risiedere in quella città che offriva loro sicurezza e
protezione. Ora il monte è brullo ed offre la possibilità di godere dalla sua
ventosa sommità, una visione panoramica di incomparabile bellezza.


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