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In tutti i codici di rispetto - come per esempio nella raccolta Teubneriana - il
console di cui si parla e che avrebbe dato origine al paese è Tiberio, non
Tito, Sempronio Gracco, nonno materno dell’altro Ti. Sempronio Gracco padre
dei due famosi tribuni della plebe Ti. e Caio Gracco. Del resto si pensa di aver
completamente provato che l’origine di Tito derivi da quell’antico « titolo
» - monumento - di cui all’inizio s’è parlato. Nella vasta zona che Tito
Livio denomina « Campi Veteres » che si stendono dalla località « Campi» di
Tito fino a Vietri di Potenza, spesso sono state reperite delle lance e
giavellotti che appartennero ai soldati romani e cartaginesi che in numerosi
scontri, con alterna fortuna, misurarono il loro coraggio, la loro astuzia ed il
loro valore. Certo è che nella lunga dimora delle schiere cartaginesi in
prossimità del fiume Noce, molta gente dovette essere colà attirata per amor
di guadagno e poiché già vi stazionavano da molto tempo prima gli abitanti
provenienti da Tito vecchio, i nuovi numerosi venuti costruirono le loro capanne
intorno al primo nucleo e vi rimasero anche quando per le vicende di guerra i
Cartaginesi ed i Romani, ai quali indif ferentemente gli astuti fornitori e
vivandieri indigeni vendevano i loro prodotti, si partirono da quel posto,
spostando i loro accampamenti verso i Bruzzii (Calabria). A Tito, sulle sponde
del placido piccolo Noce defluente in leggere e morbide schiume frettolose, il
fiero Annibale ed il fratello Magone inseguirono, forse, per l’ultima volta,
l’impossibile sogno della distruzione della potenza di Roma.

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