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La moderna ricerca storica ha definitivamente accertato i
movimenti di Annibale nell’Italia meridionale nella seconda guerra punica, dai
quali risulta, in modo sicuramente definitivo che i Cartaginesi di Magone
(Annibale era fermo nei Bruzii in attesa degli eventi) rimasero nell’agro di
Tito, sulla riva sinistra del Noce, dal 214 al 212 aC., anno in cui avvenne la
descritta uccisione del console Sempronio Gracco, che possiamo stabilire con
certezza, per le ragioni che diremo, essere avvenuta nella frazione « Perolla
», di Savoia Lucania. Nel novembre del 1962 l’autore del presente volumetto,
trovandosi per motivi professionali nella frazione « Perolla » che dista circa
tre chilometri ad ovest del Tito, su indicazione di un agricoltore del posto,
eseguiti dei superficiali scavi, ebbe la certezza di trovarsi dinanzi ad un
cimitero militare di epoca romana che occupava una superficie di
quattro-cinquecento metri quadrati. Gli scheletri esaminati, alcuni integri ed
altri in frammenti, risultavano ben conservati, sebbene fragili, geometricamente
posti in file, appartenenti, secondo i testi scientifici esaminati, a due tipi
umani di differente strutturazione per forma cranica e longilineità: il tipo
mediterraneo e quello africano. Il nome alla frazione Perolla, nella quale fu
reperito il cimitero militare romano sopra descritto, fu originato da quel
Perolla (1), figliuolo di Pacuvio Calavio, Capuano, che formò l’iniquo
disegno di trucidare l’ospite Annibale e il padre lo dissuase da questa
sacrilega scelleraggine. Il citato Spera, a tal proposito, aggiunge. «Certo
Annibale, nella guerra contro i Romani, dimorò nella nostra Lucania e si accampò
nell’agro di Tito. Il giardino, sottostante al mio palazzo, porta ancora il
corrotto nome di Annibballo, serbatoci dalla fedele tradizione popolare; come
pure si nomina anche oggi Giostra, una via estramurale, tra’ giardini e la
terra di Tito, poco più giù del suddetto Anniballo. E così continua: e Forse
Annibale, in memoria dell’ospite amico Capuano, diede il nome di Perolla
all’accampamento, che poi divenne un villaggio, che è sito tra i Campi di
Tito e i Campi Veteri, di antica rinomanza ». Flavio Lucano è descritto da
Tito Livio come un volgare traditore. Valendosi dell’amicizia con Sempronio
Gracco egli riesce a trarlo in Inganno, unendosi poi alle schiere di Magone per
trucidarlo. Ma alcune considerazioni attenueranno la colpa di Flavio. I Lucani,
gente libera ed ospitale, si trovavano ad essere costretti a parteggiare coi
Romani o coi Cartaginesi, due giganti terribili e decisi, nella certezza che
qualunque fosse stato il risultato dell’aspra lotta tra i due contendenti,
essi, i Lucani, sarebbero stati sempre aggiogati, avrebbero perduto la loro
libertà, divenendo preda dell’uno o dell’altro, senza essere consideratf
alleati ma vinti e perciò assimilati. E così, infatti, accadde ad opera di
Roma. Sia l’Antonini che lo Spera sono del parere che l’uccisione di Gracco
avesse dato origine al Tito abitato. L’errore fu dovuto al fatto che
l’abbreviazione del praenomen Ti. Sempronìus Gracchus fu letta per Titus
Sempronius Gracchus e non già, come doveva, per Tiberius Sempronius Gracchus.
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