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Nella zona « Torre di Satriano », alcuni anni or sono, eseguendo
gli scavi per la costruzione della casa cantoniera vennero alla luce delle tombe
preromane con notevole materiale archeologico, che accertò la esistenza di una
necropòli. I reperti quantitativamente numerosi furono consegnati
dall’occasionale rinvenitore Dott. Alfredo Postiglione, al Museo Prov.le di
Potenza che attestò trattarsi di oggetti funerari del VII-VI sec. a.C. (1).
Riprendendo ora, e per concludere questo argomento, la vicenda storica cui,
secondo alcuni autori, dovrebbe attribuirsi l’origine del paese, riportiamo un
brano del « Dizionario Geografico Ragionato del Regno di Napoli », di Lorenzo
Giustiniani - Napoli, 1805, pag. 178, nel quale si legge: « Tito, terra di
Basilicata, Diocesi di Potenza, distante da Matera miglia 50 circa. Vedesi
edificato alle falde di un colle sul confine della provincia mediante un
fiumicello, che ha origine da’ suoi colli, il quale separa quella dall’altra di
Principato citeriore (La Salvia, Vietri di Pz), e va poi a scaricarsi nel Sele.
Il territorio ha poche parti boscose, ma tiene delle piantagioni di castagni. Vi
sono delle acque minerali, delle quali però se ne fa pochissimo uso. Gli
abitanti al numero di 4 mila sono dediti all’agricoltura, non meno che alla
pastorizia. Sono industriosi nel commerciare le loro soprabbondanti derrate che
consistono in grano, granone, legumi e vino. Sono decantati i suoi pascoli,
riuscendo eccellenti i formaggi.

Si vuole che distrutto l’antico castello di Tito, così appellato
da Tito Sempronio Gracco, che lo edificò quando col suo esercito fu nei Campi
Veteri, fondarono quegli abitanti la nuova terra di Tito, e che, poi, distrutta
Satriano sotto la regina Giovanna Il, si accrebbe di popolo. Si possiede dalla
famiglia Laviano col titolo di Marchese Anche l’autore del sopra riportato brano
attribuisce l’origine al paese al console Tito Sempronio Gracco che lo avrebbe
edificato durante la sua sosta, tragicamente conclusa, nei Campi Veteri dal 214
al 212 a.C. Ma poiché, come ampiamento documenteremo si trattava del console
Tiberius Sempronius Graccus (e non Titus) e che inoltre nel periodo suddetto già
esisteva il primitivo borgo del Tito, come attestato, fra l’altro, i reperti
archeologici, la versione del Giustiniani è fondamentalmente errata e l’abbiamo
voluta riferire per completare il quadro degli autori, che nel tempo, si sono
occupati di questo argomento.
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