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Le origini di TITO - Pagina 4

Quale antico ed importante ricordo monumentale della regione dovesse tutelare, con i suoi Titi, il primigenio borgo del Tito, è impossibile, a distanza di duemila anni precisare, ma si doveva trattare di un grande monumento sepolcrale o di un tempio, unico in tutta la regione. - Verso l’anno 800 a.C., distrutto l’originario nucleo abitato di cui abbiamo parlato, per eventi bellici od anche per effetto d’un violento sisma, la gente che lo abitava si divise in due parti, l’una trasferendosi verso la zona che ora vien denominata « Piano della Chiesa » nord-est della Torre di Satriano, l’altra invece che si fermò sulla riva destra del fiume noce, nella località detta « In piedi alla terra », ove sorse un nuovo abitato che, a ricordo dell’anticp monumento ormai distrutto, fu anche esso chiamato Tito. La certezza storica di questi avvenimenti lontanissimi ci è data dai reperti archeologici, numerosi un tempo perché superficiali, ma ancora oggi abbastanza frequenti, specie in determinati punti, quelli sopra citati, ove più volte sono stati casualmente reperiti vasetti monocolori, pàtere votive, anforette, unguentari, tutti in terracotta porosa, punte d’armi in ferro, lucerne. La fattura semplice e quasi rozza, senza finalità artistica, l’assenza del colore, rivelano in tali manufatti la primitiva arte arcaica del periodo paletnologo lucano in cui essi furono realizzati e precisamente del IX-VIII sec. a.C., epoca alla quale risale il primo abitato del Tito per così dire nuovo. L’altra località posta in agro di Tito, di importanza archeologica, è quella detta « Piano della Chiesa » che fu abitata da una delle schiere dei fuggiaschi del Tito vecchio, ove i casuali ritrovamenti, ancora oggi, sono piuttosto frequenti. Nelle immediate vicinanze della ordierna casa cantoniera posta sulla sti-ada nazionale, era ubicata la necropoli dell’abitato che andò estendendosi fino ad assumere, verso il 1000 d.C., la grandezza d’una cittadina, quella di Satriano’ (di Lucania) che finì con l’estendersi intorno alla Torre dal medesimo nome e della quale si parlerà a suo tempo. In entrambe le due zone suddette, distanti tra di loro poco più di un chilometro in linea d’aria, sono state reperite casualmente gli stessi tipi di tazze, unguentari, anforette, pàtere e punte d’armi che gli studiosi affermano appartenere appunto al periodo arcaico lucano del IX - VIII - VII secolo a.C. La maggior parte degli oggetti rinvenuti nelle due zone sopra menzionate, che hanno valore non commerciale ma archeologico per l’importanza che essi assumono per la storia della Lucania arcaica e per lo studio dell’influsso delle civiltà appula e della Magna Grecia, sono andati perduti. Infatti i rinvenitori casuali, quasi sempre agricoltori, frantumavano volontariamente gli oggetti trovati cui non attribuivano alcuna importanza. Non di rado però, specie in questi ultimi anni, gli oggetti rinvenuti sono stati consegnati al Museo Provinciale di Potenza.

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