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Le origini di TITO - Pagina 2

Ancor oggi quel luogo, chiamato appunto Tito vecchio, con pochissimi resti di mura dirute, indica all’attento osservatore la primitiva posizione della borgata, fondata anche questa, come tante altre della nostra regione, da gente di razza osco-sabellica, proveniente dalla Campania, che, all’inizio dell’anno 1000 a.C., o perché pressata da altri popoli confinanti o per effetto delle migrazioni che avvenivano nelle primavere sacre, si diresse ad oriente, verso nuove terre, le quali essa chiamò «terra della luce », terra lucana. In verità sull’etimologia di tal nome i filologi moderni non sono d’accordo, alcuni sostenendo che Lucania derivi dal greco « Jykos » (lupo, terra di lupi), altri da « lucus » (bosco, terra di boschi), altri dalla radice indoeuropea « luc» (luce, terra orientale). Non staremo a provare la bontà dell’ultima interpretazione per la quale invero oggi si propende, altro essendo il fine del presente volumetto. Il Tito originario sorgeva, dunque, in posizione dominante, quasi al centro di un gruppo ‘montuoso formato da calcari triasici a noduli di halobie e di selci con evidenti stratificazioni di scisti silicei, corrugate in pieghe tettoniche. Queste rocce silicee triasiche e dolomitiche si notano anche in numerose altre località dell’agro del Tito, come a « Schiena d’asino », « Acqua bianca » e come nel « Marmo » della vicina Vietri di Potenza, che appartengono alla più antica strutturazione geologica dell’Italia meridionale, dell’epoca del Hauptodolomit, del Creta e del Giura. Su tale posizione di geografia preminenza si ergeva dunque, verso il 1000 a.C. il Tito vecchio e perché ciò non sembri un prodotto di fantasia o mera supposizione, riporteremo un brano del Barone Antonini (La Lucania, pag. 103, vol. Il - Napoli, 1975) e infine trarremo altra decisiva prova da un’antica opera latina del 1625, dal titolo «De verborum splendore et delectu ad ubertatem, et copiam discendi », di Henrici Farnesii eburonis, pag. 342). Il Barone Antonini, parlando dunque di Tito, così precisa: « Otto miglia dalla stessa città di Potenza è posto Tito, in terreno basso e cretoso, ed ivi la gente calò da luogo più eminente, di migliore aria e bella veduta, chiamato Tito vecchio, dove di quando in quando in quei vigneti vi scovrono dei tumuli antichi ed altri vestigi di case che indicano esservi state abitazioni ». Per la verità dobbiamo a tal proposito porre in evidenza che attualmente la zona descritta dall’Antonini non è più coltivata a vigneti, ma seminata a grano o adibita a pascolo, nè vi si scoprono ormai più tumuli antichi, ma si notano, come è stato detto, cumuli di pietre che delineano, pur col disordine che il lungo tempo trascorso ha originato, il perimetro dell’antichissimo abitato. Nella citata opera « De verborum splendore » (pag. 342 leggiamo, testualmente tradotto dal latino, il seguente brano: « Posto a difesa di un antico ricordo della regione il paese “lo Tito” si stende ad ovest della Lucania, poco distante dalla distrutta città di Satriano ».

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